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Una caccia mitica

Questa anfora a figure rosse di produzione apula si segnala per l’eccezionale stato di conservazione: alta quasi 80 centimetri è intatta. Per la qualità tecnica, la composizione e il movimento attribuito ai personaggi l’anfora è unanimemente attribuita al grande artista detto Pittore di Licurgo attivo probabilmente a Taranto tra 360 e 340 a.C. Sulle due facce del corpo ovoidale, incorniciate da motivi vegetali, si svolgono due scene mitologiche. Sul lato scelto per la fotografia è la cruenta caccia al cinghiale Calidonio in una composizione che ruota intorno alla figura centrale dell’animale colpito con la lancia da Meleagro; a destra, sta a terra, Ankaios ferito; nella parte superiore sono i Dioscuri e Atalanta nell’atto di scoccare la freccia che per prima ferì l’animale. Atalanta, l’unica donna ammessa alla caccia, fu poi origine di dissidi terminati con una vera e propria strage familiare. Sul lato opposto in una animata composizione, distribuita su due piani, davanti a un tempietto con timpano, i Greci combattono contro le Amazzoni abbigliate in ricchi abiti asiatici: in basso a sinistra Pentasilea a cavallo affronta Achille. Questo tipo di anfora viene detto pseudo panatenaica e deriva dalle più antiche panatenaiche che venivano offerte come premio nelle competizioni dei Giochi di Atene e contenevano l’olio d’oliva sacro alla dea.

Didascalia L’anfora con la caccia al cinghiale Calidonio del Pittore di Licurgo del 360-350 a.C.: Sala della Magna Grecia del Museo d’Antichità di Trieste.

Dato che l’anfora illustra la caccia al cinghiale Calidonio, magistralmente descritta nelle Metamorfosi, ha partecipato alla mostra “Ovidio, Amori e Metamorfosi” che si è tenuta alle Scuderie del Quirinale, a Roma, tra 2018 e 2019. Nel 2009 fu richiesta per un’esposizione sull’arte di Taranto tenutasi in Francia, nell’Abbaye de Daoulas, presso Brest.