Sala del Rhyton d’argento

Il favoloso rhyton in lamina d’argento sbalzata con rifiniture a cesello, niello e doratura (ansa a nastro e orecchie lavorate a parte) è un vaso per libagioni rituali, configurato a testa di giovane cerbiatto dall’Eccezionale resa naturalistica. Sul collo si svolge una scena mitologica in cui Borea rapisce Orizia; a destra sta la dea Atena armata e a sinistra Eretteo, il padre di Orizia. Un forellino sul fondo del bicchiere serviva a far uscire il liquido della libagione rituale.

RHYTON - Particolare
Particolare

Sull’ansa a nastro sono incise tre lettere “NIK“ che indicano probabilmente il nome del destinatario o quello dell’artefice. La tecnica, la fattura e i confronti portano ad attribuire l’esecuzione del rhyton ad una officina di argentiere, attiva nelle colonie greche sulla costa del Mar Nero, nel Ponto Eusino. Per forma e stile si apparenta al gusto artistico diffuso in area tracia, tra fine del V – inizi del IV secolo a.C. Rinvenuto a Taranto in località Borgonuovo, contrada Monte d’Oro, fu acquistato dal Museo nel 1889. Inv. 4833.

Dettaglio Collo
Dettaglio Collo

Quattro figure sono sbalzate sul collo del rhyton: al centro Borea che rapisce Orizia, figlia del re di Atene Eretteo, tra Atena e lo stesso Eretteo.
Il mito rappresenta il dominio dei venti sull’acropoli di Atene, da quando Borea venne ritenuto alleato e protettore di Atene in seguito alla decimazione della flotta persiana a causa di una violenta tempesta a Capo Artemisio nel 480 a.C.: da allora il Vento godette di una rinnovata devozione.
Oltre che su vasi attici dipinti a figure rosse (del 470-460 a.C.), il mito fu raffigurato in due gruppi plastici acroteriali di templi a Delo e a Cirene, della fine del V secolo a.C.

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