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Orfeo incantatore e i Misteri Orfici

Anche nei Misteri Orfici, che si fanno risalire al XVI secolo a.C., troviamo una Catabasi, quella di Orfeo alla ricerca della moglie Euridice. Il Mito venne raccontato da molti autori antichi con diverse varianti, ma il nucleo centrale narra che Orfeo avesse ricevuto in dono una lira dal dio Apollo e che la potenza incantatrice del suo suono e del suo canto fosse capace di placare le bestie feroci e animare le rocce e gli elementi della natura.

Orfeo era sposo innamorato di Euridice, figlia di Nereo e Doride; la giovane però, insidiata da un pastore, fuggendo nel bosco venne morsa mortalmente da un serpente. La disperazione di Orfeo fu grande, così per riavere indietro la sua sposa decise di mettersi in viaggio verso l’Ade, lungo gli oscuri sentieri della morte. Superò ogni ostacolo con il suono della sua lira, Orfeo suonò in modo così commovente da ammagliare le ombre e i mostri dell’Ade: raggiunto lo Stige, fu dapprima fermato da Caronte, il traghettatore, che incantò con il suo canto; quindi placò anche Cerbero il guardiano dell’Ade che tenne le fauci spalancate e smise di latrare. Scesa una scalinata di 1.000 gradini si trovò allora al centro del mondo oscuro, dove i demoni si sorpresero nel vederlo. Una volta raggiunta la sala del trono, Orfeo incontrò Ade e Persefone, che deliziati dalla sua arte rievocatrice di antica felicità, mostrarono pietà verso di lui e stima per il suo coraggio: non ebbero cuore di opporre un rifiuto alla sua preghiera, anche perché egli dichiarò che di lì non si sarebbe mosso senza Euridice.

Orfeo ottenne così di poter riportare indietro con sé Euridice, ma ad una sola condizione, quella di non voltarsi mai indietro fino a che non fossero usciti fuori dalle tenebre. Allora Orfeo si incamminò verso la luce, con l’ombra di Euridice a seguirlo. Quando i due ormai erano quasi fuori dall’Ade… , nel timore che lei non lo seguisse, ansioso di guardarla, l’innamorato Orfeo si volse: sùbito lei svanì nell’Averno. A nulla valsero i tentativi successivi di Orfeo di tornare indietro ancora una volta e ciò lo portò alla disperazione e alla decisione di non desiderare più nessuna donna dopo la sua Euridice. Morì fatto a pezzi dalle baccanti in preda all’ira e ai culti bacchici. Secondo quanto afferma Virgilio nel sesto libro dell’Eneide, l’anima di Orfeo venne accolta nei Campi Elisi dove ritrovò la sua Euridice.

Orfeo divenne la figura centrale dell’Orfismo, una tradizione religiosa che, per prima nel mondo occidentale, introdusse la nozione di dualità fra corpo mortale e anima immortale: l’anima è “caduta” a causa della colpa originaria dei Titani e per non finire nella continua rinascita in stati di sofferenza, esiste solo la necessità di condurre un’intera vita di purezza al fine di ottenere l’accesso ad una vita ultraterrena felice nei Campi Elisi. I riti iniziatici orfici promettevano un destino di salvezza dopo la morte.

Vedi Wikipidia alla voce “Orfeo”; Ovidio come sopra

Piccola anfora in ceramica attica a figure nere con uomo con cetra e donna

500 a.C.
dalla Grecia o dalla Magna Grecia
altezza cm 15,4
inv. 2157

Su entrambi i lati di questa piccola anfora sono dipinte due figure stanti: un uomo con tra le mani una cetra è affiancato da una donna che non ha attributi per il suo riconoscimento: possono essere interpretati come il dio Apollo e una musa, come Dioniso e Arianna o come Orfeo e Euridice.

Gemma con citaredo

I secolo d.C.
cm 0,8 x 1; sp. 0,3
inv. Gemme 1057

Piccola gemma, leggermente convessa, in corniola arancione con incisa una figura di uomo nudo visto di profilo rivolto verso destra, seduto con una gamba distesa e l’altra leggermente flessa, che con una mano suona la cetra e con l’altra tiene un oggetto, forse una corona con lunghe bende. Davanti a lui è una colonnina su cui poggia un idolo.

Due possono essere le interpretazioni di un personaggio che suona la cetra: il dio Apollo o Orfeo, che in genere però è vestito e affiancato da animali.

Gemma con Apollo

I secolo d.C.
cm 0,9 x 0,6; sp. 0,2
inv. 39282 Gemme 115

Gemma ovale piatta in corniola arancione, convessa nella parte posteriore, con incisa figura del dio Apollo stante verso destra, che con il braccio proteso tiene un ramoscello, l’altro è appoggiato alla cetra che è sistemata su una bassa colonnina.