Dioniso e sua madre Semele

Figlio di Giove e della principessa Semele, la figlia di Cadmo re di Tebe, Dioniso – il Bacco dei romani – non conobbe sua madre, morta prima del parto (Zeus lo aveva cucito nella sua coscia per portare a termine la gestazione). Dopo un’avventurosa vita terrena, prima di salire all’Olimpo, Dioniso scese agli inferi per andare a prendere la madre.

Alcune fonti indicano come luogo della sua discesa la baia di Trezene, altre raccontano che si tuffò nelle acque del lago di Lerna, che erano senza fondo. Allora Cerbero, cane guardiano di Ade, gli si fece incontro; lo vide bello di auree corna e innocuo si sottomise: scodinzolando mansueto gli lambì gambe e piedi col muso trilingue (Orazio, Carmina, II, 19, vv. 29-32).

Secondo la tradizione, quando Dioniso domandò l’anima di Semele agli dei inferi costoro proclamarono che l’Ade avrebbe restituito la preda se Dioniso avesse mandato come riscatto della vita di lei la cosa che gli era più cara. E Dioniso, conosciuto quanto era stato decretato dalle potenze infere, ci rifletté un po’ e poi delle tre cose che soprattutto amava, l’edera, la vite e il mirto, scelse quest’ultimo per inviarlo agli dei inferi (Scolio al verso 330 delle Rane di Aristofane; anche il tragico Iofonte attesta ciò). Poi il dio condusse Semele con sé in Olimpo dandole il nome di Tione.

È questa la storia che lega la pianta del mirto agli dei ctoni e ne fa i suoi rami adatti alle corone sacre.

Vedi: Atti del convegno internazionale di Comacchio, 3-5 novembre 1989, Comacchio 1991

Ira di Era/Giunone contro il piccolo Dioniso

Ovidio descrive nelle sue Metamorfosi (libro IV) un’altra discesa nell’oltretomba, questa volta è Giunone (Era dei greci) che insidia i parenti che a Tebe si erano presi cura del piccolo Dioniso.

Lasciata la sede celeste, la figlia di Saturno, Giunone,
ha il cuore di recarsi laggiù, tanto è l’odio e l’ira che in sé cova.
Appena entrata, sotto il peso del suo corpo divino la soglia
mandò un gemito; Cerbero levò le sue tre fauci
lanciando tre latrati insieme. E Giunone chiama le Furie,
figlie della Notte, divinità terribili, implacabili.
Sedute davanti alle porte d’acciaio che sbarravano il carcere,…
La figlia di Saturno lanciò a tutti un’occhiata di fuoco
…E spiegò la causa del suo odio per cui era venuta,
e ciò che voleva: che sparisse la dinastia
di Cadmo
Tisìfone … così rispose: “Non c’è bisogno di tante chiacchiere:
considera fatto ciò che vuoi! Lascia questo regno
odioso e torna negli spazi del tuo cielo, che sono migliori!”.
Lieta se ne andò Giunone, e mentre stava per rientrare in cielo,
Iride, figlia di Taumante, la purificò con spruzzi d’acqua.
Senza perder tempo la spietata Tisìfone
partì dall’Averno. La seguivano nel suo cammino
Pianto, Paura, Terrore e Follia dal volto allucinato.
(quando la videro) Atamante e la moglie tentarono di fuggire.
Con sé la Furia aveva portato un altro veleno abominevole:
bava di Cerbero, virus di Echidna,
farneticanti deliri, oblio di mente accecata,
perfidia, lacrime, rabbia e sete di stragi,
il tutto amalgamato insieme e, mescolato a sangue fresco, fatto
bollire in un vaso di bronzo e rimestato con verde cicuta.

E a quei due impietriti versa in petto quel veleno.

File in open source: Progetto Ovidio – Opere latine tradotte

Coppa-skyphos in ceramica attica a figure nere

Dioniso (ambo i lati)
500-490 a.C. Pistias class
altezza cm 7,8
inv. S.479

Tra due palmette allungate su volute, è il dio Dioniso barbato con lungo chitone, seduto su diphros mentre regge un rhyton.

Pelike in ceramica attica a figure rosse

Scena dionisiaca e sul retro tre giovani ammantati
450-400 a.C. ca. Maniera del Pittore del Dinos
altezza cm 31
inv. S.418

Cratere a figure rosse di produzioni campana

Dioniso seduto con tirso e vecchio satiro con timpani, sul retro due giovani ammantati
350-320 a.C.
altezza cm 25
inv. 1818

Phiale a figure rosse di produzione apula

360-340 a.C., Pittore del Tirso Gruppo di Lecce
altezza cm 19,5
inv. S.425

Grande bacino di produzione apula che raffigura su ambo le parti una menade stante con tirso che si accosta al dio Dioniso nudo in corsa. Su un lato il dio tiene un tirso (elemento simbolico del dio formato da un bastone terminante in una pigna e avvolto di rami d’edera), mentre sull’altro lato una corona di foglie.

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