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Trieste capitale dell’archeologia

Numero di giugno 2020 della rivista Archeo.
Speciale “Trieste, capitale dell’archeologia”

Una sorpresa per tutti noi che amiamo l’archeologia!
In questi giorni è uscito in edicola il numero di giugno della rivista “Archeo. Attualità del passato”, il numero 424 della serie: a sorpresa , lo speciale di 20 pagine è dedicato al Museo d’Antichità “J.J. Winckelman”, polo dell’archeologia triestina, con due schede anche sul Museo Revoltella e su quello d’Arte Orientale.

L’autore Giuseppe M. Della Fina prende l’avvio da una citazione tratta da un articolo di Italo Calvino “il fascino di una collezione sta in quel tanto che rivela e in quel tanto che nasconde della spinta segreta che ha portato a crearla” e con questa guida procede alla scoperta dei Musei Civici archeologici di Trieste, tra le personalità di Domenico Rossetti e soprattutto di J.J. Winckelmann, il fondatore dell’archeologia e della storia dell’arte antica, morto assassinato a Trieste nel 1768. Un atroce misfatto che continua a coinvolgere e incuriosire per la vivida narrazione che si può riscoprire negli atti del processo, conservati nel nostro Archivio Diplomatico. Un processo che si concluse con la pena capitale del reo confesso, Francesco Arcangeli, ma che pare non basti a noi oggi per svelare il vero retroscena, che cerchiamo non nel furto delle medaglie ma nell’assassinio legato agli incarichi di carattere diplomatico e politico che Winckelmann avrebbe svolto tra Vienna e Roma.

Come riparazione a Trieste venne inaugurato nel 1833 il monumento alla memoria dello studioso, monumento che ci porta sul colle di San Giusto a visitare il Museo e l’Orto Lapidario, in un cerchio che si chiude grazie alla nuova intitolazione del giugno 2018 che rinforza il legame tra la città e Winckelmann.

Lo Speciale di Archeo ricorda le tappe della formazione dei Civici Musei e delle loro collezioni e in una visita ideale percorre le sale del museo tra i reperti dell’antico Egitto, della preistoria e protostoria del territorio carsico, i preziosi vasi ciprioti, etruschi, greci, magnogreci e tarantini: così viene messa in evidenza la figura del direttore Alberto Puschi che riuscì ad acquistare da un negoziante di antichità di Taranto più di 2.000 reperti, tra i quali giunse a Trieste il favoloso rhyton d’argento a testa di cerbiatto del 400 a.C.

Uno spazio significativo viene dato alla fase romana con i materiali recuperati a Trieste e nel territorio limitrofo o che sono giunti attraverso il commercio antiquario da diverse località. Così l’acquisto nel 1870 della collezione aquileiese di Vincenzo Zandonati. Accanto alle sale del piano terra, completa la visita delle collezioni romane il Lapidario Tergestino nel Castello di San Giusto: “Iscrizioni per la storia”, “utili per provare a individuare i monumenti principali di Tergeste. La vita che vi si svolgeva e conoscere alcuni dei suoi personaggi più famosi”; un’immagine vivace come dovette essere la vita nella lussuosa villa sorta lungo la costa di Barcola.

Vengono elencate con profusione le serie dei reperti di epoca romana – di rilievo sia sotto il profilo quantitativo che qualitativo -, di gemme, vetri, ceramiche, avori ecc. e la numismatica legata al primo direttore Carlo Kunz.

Il lungo percorso termina ricordando la donazione della collezione Maya da El Salvador di Cesare Fabietti; ed è citata ancora la sezione didattica della Scrittura nell’Antichità.

Ne emerge la grande ricchezza del patrimonio archeologico conservato dai musei triestini, le cui raccolte non mancano di stupire e affascinare i visitatori, anche specialisti del settore, i quali non si aspettano che una città “minore” sia così ricca e esponga con piacere il frutto del suo glorioso passato di porto internazionale, che non fu mai capitale ma riconosciuta ora da Archeo “Capitale dell’archeologia”.