aMICI del MAWNotizie

A caccia di animali

Entriamo! Faremo un salto nel passato e…
Scopriremo tanti animali!

Egitto: in adorazione del Gatto

Oggi accompagniamo i nostri amici gatti, i nostri aMici, alla caccia degli antichi animali custoditi dal Museo.

Da bravi gatti, non potevano che iniziare la loro visita facendo omaggio alla loro razza e hanno scelto di andare ad adorare il GATTO EGIZIO.

Queste due figurine di bronzo raffigurano, infatti, due eleganti gatti e vengono dall’Antico Egitto dove statuine di questo tipo erano molto diffuse soprattutto tra 2.700 e 2.300 anni fa (Epoca Tarda 715-332 a.C.). Gli antichi Egizi, del tempo dei faraoni, avevano un culto particolare per gli animali sacri alle loro divinità, che erano molte.

Il gatto era legato alla dea BASTET, dea dal carattere pacifico, responsabile della fertilità dei campi e degli uomini. Proteggeva le festività e il focolare domestico. D’altronde come poteva essere diversamente visto quanto i gatti amino la vita tranquilla e proteggano i cuccioli nelle case dei loro padroni.

Nelle statuette egizie l’anatomia del corpo sinuoso è resa in modo accurato. I gatti stanno seduti sulle zampe posteriori, con la coda che raggiunge le sottili zampe anteriori. I musi sono appuntiti e le orecchie grandi. Queste statuine mostrano in modo perfetto l’attenzione che gli Egizi riservavano all’ambiente naturale ed agli animali che li circondavano.

Egitto
A protezione di un sarcofago

Accanto al gatto non poteva mancare il cane.

Ecco alcune figure egizie di animali lavorate in legno, poi dipinto, che erano normalmente poste sopra i coperchi dei sarcofagi a forma di semplici casse squadrate.
Prima di tutto, vedi un bel CANE O SCIACALLO dal pelo nero, disteso, con le zampe anteriori allungate, lungo muso appuntito dalle grandi orecchie, attento a fare la guardia. Si tratta di UPUAUT, un dio che venne poi associato ad ANUBI. La sua funzione era quella di garantire al defunto un passaggio sicuro per l’aldilà.

Sul coperchio, non stava da solo, erano in due, uno di fronte all’altro, accompagnato da 4 FALCHI, posti sui pilastri ai quattro angoli del mondo (in questo caso il sarcofago): tutti e quattro sono il falco dal becco piccolo e ricurvo, occhi tondi e neri, chiamato SOKAR, che era il sole notturno pronto a rinascere. Così insieme al falco il defunto poteva tornare sulla terra.

Queste statuine risalgono a più di 2.500 anni fa (747-525 a.C.) quando furono sistemate in una tomba nell’Egitto dei faraoni.

Roma
Tanti topi preziosi

Come, come… topi? Certo un animale che non ti aspetteresti, ma che sicuramente piacerà ai nostri aMici.
Non puoi negare che, anche se non gradito, il topo è un mammifero domestico, che praticamente da sempre e in ogni luogo del mondo convive strettamente con l’uomo. Ed è forse il suo peggior nemico, divorandone il cibo e portando malattie. Certo è che da sempre del topo sono state ammirate l’intelligenza, la capacità di sopravvivere e di adattarsi all’ambiente in cui si trova. Tanto che le fiabe e i fumetti moderni sono affollati di topini, così come i proverbi.

Perché mai raffigurare questo animaletto ghiotto e ingordo che rode e sottrae il cibo all’uomo?
Spesso il topo venne raffigurato dagli antichi. Un topo che rosicchia può dare l’idea dell’incessante trascorrere del tempo che tutto consuma, ed è un monito a prestare attenzione alle cose importanti.

Per gli antichi il topo era inoltre collegato al dio Apollo. Riconosciuto come Signore della salute, Apollo era contemporaneamente Signore della malattia. Capace di inviare il flagello dei topi, ma allo stesso tempo, placata la propria collera, era portatore di salute. Topini bianchi vivevano nei suoi templi dove erano considerati come intermediari tra gli dei e gli uomini, poiché alcune loro reazioni potevano essere interpretate quali annuncio di prosperità.

Queste con cui gioca il nostro aMicio sono gemme per anelli o ciondoli, fatte di pietra dura incisa con disegni vari, di epoca romana. Provengono da Aquileia e risalgono a 2.000-1.800 anni fa (I-II d.C.).

In alcune, Il topo è da solo accovacciato, mentre sta per rosicchiare un oggetto circolare (un pane o un seme). A volte il topo sta sulla tavola a tre gambe della sala da pranzo, dove, era sempre presente, benché indesiderato, e spazzava tutto ciò che rimaneva. Più divertenti sono le scene in cui i topi si sostituiscono agli uomini: un mondo rovesciato in cui i topi intraprendono attività umane, spesso anche sproporzionate rispetto alle loro piccole dimensioni: ecco infatti i TOPI AURIGHI che guidano carri trainati non da cavalli ma da uccelli, pappagalli e cigni.

Pensa, queste gemme sono grandi quanto l’unghia di un adulto e sono riusciti a farci stare tante figure e tanti particolari. Bravissimi, quasi una magia!

Roma
Un cane a guardia dell’acqua

Ora, un cane lupo!

Siamo davanti adesso a un altro cane, questa volta romano, in terracotta che risale a 2.050 anni fa (I sec. a.C.) e proviene da Aquileia. Si tratta di un CANE LUPO a pelo lungo, in posizione seduta, con occhi piccoli e espressione attenta e, come sempre, orecchie ritte. Tra le sue zampe vedi un’ampia apertura arcuata che ci permette di immaginare che in antico vi passasse un tubo dal quale sgorgava la limpida acqua in una FONTANA. Il nostro cane era quindi un guardiano dell’acqua, elemento prezioso e indispensabile per la vita umana.

 

In molti altri musei si possono vedere cani simili, che furono evidentemente molto apprezzati, e possiamo immaginarli sistemati sulle belle fontane che allietavano i giardini delle case della famosa città romana di Pompei, così come di quella a noi più vicina di Aquileia. Ma erano anche poste su più importanti acque, quelle delle fonti sacre alle divinità. Erano parti decorative di tempietti o edicole presenti nelle aree sacre alle sorgenti, alle fonti, dove l’acqua era portatrice di vita e salute.

Gli antichi romani furono grandi ingegneri idraulici, costruttori di spettacolari acquedotti, che da lontane montagne, in tubature passanti sotto terra o su arditi ponti, portavano l’acqua nelle città: nelle fontane pubbliche, nelle case stesse dei signori più ricchi e nelle terme, i bagni pubblici in cui i romani amavano andare, certamente per tenersi puliti, ma soprattutto per ritrovarsi e scambiare piacevoli chiacchiere. L’acqua, con il suo gorgogliare, rinfrescava e allietava gli antichi romani, in casa e nelle piazze, nelle strade e nei verdeggianti giardini.

Preistoria
Una corsa intorno al coperchio

Girotondo.

Facciamo ora una corsa pazza insieme ai nostri aMici intorno al coperchio di questo vaso fatto con una lamina di bronzo.

Questo vaso viene chiamato SITULA. Certamente avrà decorato la tavola durante un banchetto in una ricca casa dell’antica città che 2.500 anni fa (fine VII – inizi VI sec. a.C.) si trovava dove oggi è il paese di Santa Lucia di Tolmino, sul fiume Isonzo, in Slovenia. È stato trovato in uno scavo archeologico da Carlo Marchesetti nel 1899.

Il COPERCHIO ha una presa centrale a bottone e una fascia decorata a sbalzo, cioè le figure sono state fatte emergere battendo dal retro la lamina. Raffigura una scena pastorale con quattro animali tra una pianta con bocciolo e un alberello con quattro rami a voluta. Un MONTONE ed una PECORA brucano, ma vengono attaccati da un LUPO che azzanna il dorso della pecora. Accorre il CANE da pastore che ha bocca aperta e lingua fuori, a indicare la sua corsa affannosa.

Una scenetta divertente di vita di campagna, che ci invita a stare sempre attenti: c’è sempre qualche cosa o qualcuno pronto a sconvolgere la nostra tranquilla esistenza.

Vasi greci
Una scorpacciata di pesci

Tra tanti animali, non potevano mancare certamente i PESCI.

Ora entriamo nel mondo degli antichi Greci che si erano spostati a vivere in Italia. In particolare di quelli che fondarono la città di Taranto, oggi in Puglia. Si trattava di ricchi signori di 2.300 anni fa (IV a.C.) amanti del lusso e del buon mangiare. A loro piaceva molto circondarsi di cose belle e divertenti, come questo PIATTO, un poco fondo come una scodella. In esso sono stati dipinti, con il colore nero a risaltare sul fondo rosso, TRE PESCI. L’uno è diverso dall’altro, ma certamente erano tutti commestibili per farsi una bella scorpacciata. Così come se la sono fatta i nostri aMici!

Vicino, vedi un BICCHIERE con due manici. Un bicchiere perché non è bene mangiare senza bere. Anch’esso mostra dipinto un animale, un uccello notturno: è una CIVETTA, tra rami di ulivo. La civetta era sacra alla DEA ATENA, la dea greca della saggezza che proteggeva le scienze e le arti, come le città, tra le quali preferiva la sua Atene.

Collezione tarantina
Un bicchiere rapito dal vento

La meraviglia delle meraviglie Maw! Che meraviglia, questo è proprio il CAPOLAVORO del museo!

Con una sottile lamina d’argento sono riusciti a realizzare una cosa come questa!? Le hanno dato la forma di una testa di un giovane CERBIATTO. È molto simile a un vero cerbiatto, proprio nei minimi particolari. Peccato che gli occhi sono andati perduti, originariamente erano fatti con diverse pietre preziose. Il manico e le orecchie sono stati lavorati a parte e poi saldati alla testa. Non ancora contenti del risultato ottenuto, sul collo hanno sbalzato cioè fatto emergere, battendo dalla parte interna, 4 figure. Infine hanno impreziosito il tutto ricoprendo alcuni particolari con un sottilissimo strato d’oro, come occhi, gioielli e decorazioni dei vestiti.

Ma cos’era?

Osserva, sotto la bocca, c’è un forellino, fatto in antico. Questo vaso viene chiamato RHYTÒN e serviva PER BERE. Nelle epoche più antiche l’uomo usava come bicchieri i corni ricurvi dei buoi. Poi realizzando i bicchieri in ceramica o in metallo continuò a farli di quella forma, ma dando alla punta aspetto di muso di animale. Per bere usava l’ampia bocca in alto, oppure uno o più forellini in basso dai quali scorreva il liquido, quando toglieva il dito, che usava come tappo.

Ora veniamo alle figure sul collo.
Un uomo, semisdraiato con lunga barba e ciocche scomposte di capelli, trattiene una fanciulla. È BOREA, il gelido vento del nord, e ORIZIA, la principessa che viene rapita. A sinistra è l’anziano ERETTEO, il padre di Orizia, mitico re di Atene. Mentre a destra sta armata la DEA ATENA. Mostra quindi la storia, ossia il mito, del dio Borea… ma Borea è il vento di Bora, quello che soffia a Trieste! Il rhyton però non viene da Trieste, è infatti stato trovato tanto tempo fa (nel 1880) a TARANTO, dove comunque non era stato fatto. La bottega artigiana da cui uscì doveva trovarsi lontano, sul MAR NERO, dove erano specializzati nella produzione di tali capolavori. È stato fatto 2.400 anni fa (inizi IV secolo a.C.).

Roma
La fiamma dalla terracotta

Una galoppata mitica

Ti sei mai chiesto come fare luce se non c’è la corrente elettrica? Certo, accenderai una candela fatta di cera. Anche gli antichi usavano delle specie di candele, ma usavano pure l’olio, mettendoci dentro uno stoppino e accendendolo. Prima usarono delle ciotole piene d’olio, poi per maggiore sicurezza vi sistemarono un beccuccio dove fissare lo stoppino. Poi pensarono a metterci un manico per spostarle senza scottarsi. Poi ancora vollero coprire la parte con l’olio, che poteva troppo facilmente essere rovesciato. Ecco così inventate le LUCERNE.

Le lucerne venivano fatte in metallo o, le più comuni, in ceramica. Usavano gli stampi, per poterne fare tante, in poco tempo, producendole in serie e quindi a costo più basso.

Le lucerne in ceramica hanno sopra il serbatoio dell’olio una parte rotonda e piana. Gli antichi hanno pensato bene di usare questo spazio per metterci tante figure diverse e rendere più divertenti e importanti questi oggetti, comunissimi nelle loro case.

I nostri aMici hanno puntato la loro attenzione su due che raffigurano quadrupedi. Uno è un comune CAVALLO, animale utile e bello quanto pieno di energia positiva. L’altro, fantastico, è un cavallo alato. Certamente un animale così non esiste nella realtà, è una creazione fantasiosa del mito. Che bello farsi una galoppata nel cielo! Si chiama PEGASO, figlio del dio del mare Poseidone. Divenne cavalcatura degli eroi. Poi Pegaso risalì in cielo a condurre il carro del tuono di Zeus e infine fu mutato in una costellazione.

Roma
Un toro divino

Ancora miti

Questa tavoletta è fatta con un materiale che viene dalle zanne degli elefanti, si chiama AVORIO. Si tratta di un materiale molto prezioso, oggi come nell’antichità, quando i Romani lo apprezzavano molto.

Due sono le domande: cos’era e cosa raffigura. Esattamente non sappiamo a cosa servisse: forse era una parte, il coperchio, di una scatola o SCRIGNO per oggetti preziosi, oppure era la copertina di un LIBRO.

Intorno c’è una cornice in cui vedi tanti amorini (fanciulli con le ali) intenti a vendemmiare tra rami ricurvi con grappoli e foglie di vite.

All’interno, sono due scene sovrapposte.

Sopra ci sono due giovani che si abbracciano, sono i due fratelli Castore e Polluce, detti i Dioscuri, tra amorini. Sotto, vedi una giovane e bella ragazza, si chiama EUROPA, davanti a un pacifico TORO, cavalcato da un amorino. Il dio GIOVE innamoratosi di Europa, si tramutò in un toro e la rapì. Nell’angolo in alto c’è infatti il busto di un uomo, è proprio Giove. Altri studiosi interpretano in modo diverso questi personaggi: forse sono due dei segni zodiacali: i Gemelli e il Toro. Non sapremmo mai chi può aver ragione.

Ancora un’informazione: questo avorio è stato scolpito a bassorilievo e poi dipinto (vedi restano tracce degli antichi colori) in una bottega di Alessandria d’Egitto o da un artista proveniente da quella città, spostatosi nelle nostre zone, 1.400 anni fa (inizi VI secolo d.C.).

Roma
Un animale fantastico sotto il tavolo

Tra tanti animali, eccone un altro molto strano…

Questa, infine, è una bella scultura in pietra, un fine marmo bianco, che raffigura un ANIMALE FANTASTICO, cioè che non esiste nella realtà ma è stato creato dalla fantasia degli antichi Greci e Romani. In questo caso si tratta dell’opera di uno scultore attivo in una bottega a Roma più di 2.050 anni fa (nel I sec. a.C.).

Vedi, un LEONE accosciato (seduto sulle zampe posteriori), ma CON LE ALI e se osservi bene, anche CON LE CORNA ondulate di un ariete: viene chiamato LEONGRIFO ed era guardiano dei tesori del dio Apollo.

Ma cosa ci sta a fare con una tavoletta sulla testa?
Se osservi, vedi due code: infatti erano in due, uguali, uno di schiena all’altro (come nel disegno) e sostenevano il ripiano di un TAVOLO: si dice che sono TRAPEZOFORI, ossia semplificando, sostegni, gambe di tavolo. Naturalmente erano in 4, due da una parte e due dall’altra. Anche il piano del tavolo doveva essere di marmo. Un bel tavolo, di quelli che i Romani amavano mettere negli atri delle loro ville: ne sono stati trovati molti a Pompei.

Lasciamo il nostro aMicio che ha approfittato del comodo tavolo per farsi una bella dormita con la protezione dei grifi, e salutiamo il Museo che ci ha mostrato tanti animali dal lontano passato, tanto quelli reali che quelli immaginari.

Prima di uscire, dobbiamo ancora fare un’osservazione generale per riassumere quando e da dove vengono gli oggetti che i nostri aMici hanno visto.

Riassunto dei periodi.

In basso gli oggetti più antichi di 2.500 anni fa.
In alto quelli più vicini a noi, di 2.000-1.500 anni fa.

Riassunto dei luoghi da cui provengono sulla Mappa del mondo antico, intorno al Mar Mediterraneo.

Ideazione, testi e disegni: Marzia Vidulli Torlo
Fotografia: Marino Ierman