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Restauro di cratere a volute

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Il restauro di un cratere a volute apulo a figure rosse con attore del civico museo d’antichità “j.j. Winckelmann” di trieste con il contributo dell’inner wheel club trieste

Il Civico Museo d’antichità “J.J. Winckelmann” ha ricevuto da parte dell’Inner Wheel Club Trieste Distretto 206, Presidente Silvia Kesereu, un contributo per il restauro di uno dei suoi più bei vasi della Collezione Magnogreca che, alla fine dell’intervento, verrà presentato il 10 gennaio 2019.

Descrizione: Cratere a volute con attore

apulo medio, 375-350 a.C., attribuito al Pittore di Lecce 3544, uno dei seguaci del Pittore dell’Ilioupersis
Altezza 67, diametro bocca 33 centimetri; inv. S.383, legato Sartorio 1910

Il cratere, vaso da cui attingere il vino posto al centro del banchetto, presenta due anse configurate a collo di cigno terminanti in due volute decorate a rilievo dal volto della Gorgone, visto frontalmente.
Sul lato principale del ventre del cratere, le immagini esaltano la figura del proprietario eroicizzato all’interno dell’edicola a tempietto: l’uomo, dalla pelle dipinta di bianco, è stante con manto che stretto alla vita copre la parte inferiore del corpo fino alle caviglie ed è trattenuta sul braccio; si tratta di un attore come si intuisce dal bastone e dalla maschera che tiene in mano, probabilmente di soggetto femminile. Una lira è sospesa in alto all’interno della edicola.
Intorno 3 uomini e una donna fanno offerte di armi, scrigni, patere e bende. Sul collo del cratere, la scena decorativa mostra un grifo affrontato a un leone; sotto fasce di edera e alloro.
Sul lato posteriore, si vede la scena di offerte alla tomba: intorno a una colonna ionica cinta di bende e sormontata da una grande coppa, o kantharos, sono 2 uomini e 2 donne con le offerte; sul collo, palmette e tutt’intorno la consueta decorazione a volute.


Il restauro

Il cratere mostrava evidenti le fratture che un ottocentesco lavoro di ricostruzione ha incollato in modo imperfetto, suggerendo anche l’inserimento di pezzi non pertinenti e lasciando al suo interno altri non utilizzati. Si ipotizza che tale lavoro sia stato realizzato dagli scopritori al fine di ottenere una cifra più alta nella vendita al collezionista.
Il nuovo intervento di restauro è iniziato, in prima fase, con lo smontaggio della incollatura e delle ricostruzioni ottocentesche; procedendo quindi alla pulitura dei residui di colla con numerazione dei frammenti.

La fase di ricostruzione porterà alla ricerca della posizione esatta di ogni frammento e quindi all’assemblaggio con l’uso di resina sintetica.
Le integrazioni delle lacune e le parti che si dovranno eventualmente ricostruire verranno realizzate con un impasto cromaticamente idoneo, che renda l’opera maggiormente leggibile in sede espositiva.
Ogni operazione viene preventivamente discussa e concordata con la Direzione dei Lavori: i responsabili dei Musei Civici di Trieste e i restauratori della Soprintendenza, Archeologia, Belle Arti, Architettura e Paesaggio del Friuli Venezia Giulia.
Il lavoro sarà corredato dalla scheda tecnica e dalla presentazione video dell’intera operazione. A conclusione del restauro il cratere verrà esposto nella sala dedicata alla ceramica magnogreca del secondo piano del Museo d’Antichità.


Notizie di approfondimento

La ceramica Magnogreca, e apula in particolare, a figure rosse è una produzione autonoma che nella fase più antica non differisce, sul piano tecnico, da quella attica dalla quale deriva anche per le forme e per la decorazione.
È caratterizzata da un graduale passaggio da un disegno netto, derivato dal solo contrasto tra vernice e argilla rossa, a un’esuberante policromia dovuta all’impiego di tre colori aggiunti: il bianco, il rosso porpora, il giallo. Anche il repertorio formale vide un incremento di nuove forme, come il cratere “a volute con mascheroni”.

Il periodo più creativo della produzione ceramica apula a figure rosse viene detto Apulo Medio e datato tra 370 e 340 a.C.: mostra una decorazione ricca ed esuberante, per questo detta “barocca”, che caratterizzerà soprattutto la successiva fase tardo apula.
Tipico è, accanto all’incremento dell’uso dei colori aggiunti, l’inserimento di una ricca decorazione sussidiaria, come la presenza di animali o teste femminili tra gli onnipresenti elementi vegetali. Le scene mostrano una iniziale attenzione ai problemi dello scorcio e della prospettiva, specialmente nella rappresentazione dei naiskoi, o tempietti.
In questo momento si impone sul mercato indigeno la Puglia settentrionale, la cui aristocrazia adotta l’identità culturale e i valori greci e predilige la ceramica decorata con grandiose e complesse iconografie a carattere celebrativo e mitologico.
Una figura centrale e di altissimo livello compositivo e pittorico, viene riconosciuta nel così detto Pittore dell’Ilioupersis (375-350 a.C.) che seppe dare nuovo impulso allo stile ornato. Egli introdusse alcune novità, come i medaglioni di maschere nel cratere a volute. Egli predilesse soggetti mitologici, dionisiaci, teatrali, ma soprattutto viene ritenuto l’iniziatore di un nuovo tema, specificamente funerario, destinato a divenire canonico sui grandi vasi (crateri a volute, anfore, ecc): scene del lato principale con figure raggruppate intorno a un naìskos in cui sta il defunto, e sul lato posteriore l’offerta a una stele.
Il cratere a volute S.383 (appartenuto alla collezione Sartorio e giunto alle raccolte museali del Comune con il legato del 1910) rientra proprio in questa tipologia.
Il principale studioso di ceramica greca Arthur Dale Trendall lo ha attribuito alla mano di un pittore detto di Lecce 3544 (i nomi dei pittori sono convenzionali e si legano al soggetto o al vaso eponimo, il primo sul quale sono state ritrovate le caratteristiche di una mano particolare, in foto qui a destra), attivo tra 360 e 340 a.C. che appartenne alla cerchia del Pittore dell’Ilioupersis.

Vasi di così grandi dimensioni, spesso integri o trovati in frammenti ricomponibili, si sono conservati in quanto erano stati deposti in sepolture del tipo a camera ipogea, scavate nella roccia e composte anche da più stanze. In esse ricco era il corredo costituito da armi e soprattutto da vasellame. Quest’ultimo formava il servizio utilizzato nel corso delle cerimonie presso la tomba o faceva direttamente parte del corredo stesso: in una tomba aristocratica di Canosa di Puglia sono stati rinvenuti più di 400 vasi tra dipinti e acromi.
Nel vasellame di corredo molti erano i pezzi di minor misura, realizzati anche con tecnica sovraddipinta e a vernice nera, usati normalmente nella vita quotidiana. Tra questi, tuttavia, spicca almeno una coppia di grandi vasi di prestigio, come i crateri a volute, con scene dipinte figurate, destinati ad arricchire il cerimoniale con espliciti riferimenti alla celebrazione del rango o alla salvezza personale: trasportati trionfalmente nel corteo funebre manifestavano la ricchezza raggiunta dal defunto.
Anche il ceto medio non rinunciava ai vasi simbolici. Così, pure in tombe non aristocratiche, il corredo era formato da una coppia di grandi vasi di prestigio, molte coppe per bere, oinochoe dal lungo collo per versare e molto vasellame di uso corrente.
Dal 360-350 a.C. – forse su invenzione del Pittore dell’Ilioupersis – sui grandi vasi appare, sovraddipinto in bianco, il naìskos (o tempietto), un’edicola a colonne ioniche, con timpano ornato da palmette alle estremità e con soffitto a travi, più o meno elaborata e posta su alto podio. Si ritiene rappresenti un surrogato molto più economico del naìskos vero e proprio, che veniva eretto sopra la tomba (testimoniato da frammenti lapidei rinvenuti a Taranto).
All’interno dell’edicola trova posto il defunto, anche egli sovraddipinto in bianco, e ai lati dell’edificio stanno gli offerenti in atto di porgere doni, ricchi di significato esemplare e beneaugurante.
L’edicola viene considerata come la dimora regale in cui il defunto vive la sua nuova vita nei Campi Elisi; è il luogo in cui viene celebrato il defunto eroicizzato, rinato in un mondo ultraterreno. La sua immagine appare come il ritratto del defunto stesso, sia si tratti di un uomo aristocratico che di una donna di rango.
Gli uomini sono accompagnati da armi da parata, simboli di appartenenza a un ceto di rango piuttosto che legati alla reale attività bellica.
Al momento della sepoltura di uno dei componenti della élite politica locale, l’intera comunità si univa per assistere alle cerimonie in cui i vasi, commissionati per l’occorrenza o già in possesso della famiglia, venivano esposti e in parte impiegati nel rituale, quindi sistemati nella tomba.
Il funerale era un’occasione per l’affermazione del ruolo politico-sociale rivestito in vita dal defunto e ancora svolto dalla casata di appartenenza.
Sul lato opposto del vaso è raffigurata la tomba con una stele o colonna, decorata da nastri e ghirlande, alla quale personaggi femminili e maschili, in mesto raccoglimento, fanno le offerte funebri. Queste scene sono legate al culto che veniva dedicato al sepolcro dalla famiglia, garanzia di un aldilà beato.